-Vedete il volume? Più di poter gestire un volume così cosa volete- disse Moris guardando prima le sue collaboratrici e poi la modella seduta di fronte allo specchio pronta per essere pettinata.
Questa sorrideva indagando tramite le immagini riflesse se quell’affermazione del direttore fosse motivante o redarguente.
I miei appunti si erano soffermati molto su quella donna con capelli lunghi e scuri, brillanti in sfumature di castano chiaro che in qualche modo mi ricordavano il colore del rame. Il suo volto era velato da delle lentiggini che andavano ad allungare le linee dei suoi occhi verso le tempie.
Questa modella era più chiacchierona e se pure non commentasse nulla del lavoro a quattro mani che la acconciavano. Cercai di afferrare tutte le parole che le scivolavano dalla bocca per annotarle. Rimaneva però immobile come un lago, mentre i suoi capelli venivano raccolti e resi ondulati qua e là proprio sul chiarore dei suoi punti di luce.
La stavano acconciando in maniera classica ma c’era qualcosa di strano. Vedevo che le hair-stylist si concentravano su quei riflessi più chiari, portando i suoi capelli a una lunghezza pari da entrambi i lati dove cadevano, creando delle onde. E proprio con questa modella mi accorsi che stavano creando qualcosa di incredibile. Riuscivano a fare una specie di gradualità di onde nei capelli e lasciare libero lo spazio del viso.
Qui mi accorsi di quanta importanza avesse la modella. Di quanto le scelte vengano prese anche attraverso il viso della ragazza. La realtà è che come avevo scritto prima negli appunti, erano riuscite a creare delle onde voluminose attorno al lago del suo viso.
