-Vedete il volume? Più di poter gestire un volume così cosa volete- disse Moris guardando prima le sue collaboratrici e poi la modella seduta di fronte allo specchio pronta per essere pettinata.
Questa sorrideva indagando tramite le immagini riflesse se quell’affermazione del direttore fosse motivante o redarguente.
I miei appunti si erano soffermati molto su quella donna con capelli lunghi e scuri, brillanti in sfumature di castano chiaro che in qualche modo mi ricordavano il colore del rame. Il suo volto era velato da delle lentiggini che andavano ad allungare le linee dei suoi occhi verso le tempie.
Questa modella era più chiacchierona e se pure non commentasse nulla del lavoro a quattro mani che la acconciavano. Cercai di afferrare tutte le parole che le scivolavano dalla bocca per annotarle. Rimaneva però immobile come un lago, mentre i suoi capelli venivano raccolti e resi ondulati qua e là proprio sul chiarore dei suoi punti di luce.
La stavano acconciando in maniera classica ma c’era qualcosa di strano. Vedevo che le hair-stylist si concentravano su quei riflessi più chiari, portando i suoi capelli a una lunghezza pari da entrambi i lati dove cadevano, creando delle onde. E proprio con questa modella mi accorsi che stavano creando qualcosa di incredibile. Riuscivano a fare una specie di gradualità di onde nei capelli e lasciare libero lo spazio del viso.
Qui mi accorsi di quanta importanza avesse la modella. Di quanto le scelte vengano prese anche attraverso il viso della ragazza. La realtà è che come avevo scritto prima negli appunti, erano riuscite a creare delle onde voluminose attorno al lago del suo viso.

sguardo n°3 one e rifelssi marroni
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La stanza dove erano posti i tre lavatesta in ceramica bianchi era appartata dal resto del salone.
Decisi di iniziare a porre qualche domanda proprio da quel posto più solitario, dove i capelli venivano lavati e il clima era molto più rilassato. Con grande meraviglia la modella, che mi vide avvicinarmi a lei e sedermi incrociando le gambe sulla poltrona del lavatesta libero, girò il capo d’un tratto e mi guardò curiosa.
Maddalena, la terza Hairstylist del salone, le stava lavando i capelli. Massaggiava un prodotto schiumoso, credo uno shampoo, estendendo le dita fino a coprire tutta la testa. L’intensità di quel massaggio cambiava da energico a modesto, e il viso della ragazza che mi guardava non poteva che sembrare soddisfatto perdendo quel tono di curiosità.
Le dita dell'hair-stylist affondavano nei capelli ricci e marroni, forse più castano scuro, della ragazza seduta con gli occhi al soffitto. A guardarla in quella posizione sembrava ancora più giovane, di una ventina d’anni. La schiuma bianca dello shampoo lasciava spazio solo all’ombra del colore dei capelli, in quelle sporgenze acute che si prolungavano nei ricci costantemente raccolti. Una volta abituata alla mia presenza mosse dei bellissimi occhi color nocciola dall’alto verso di me.

-Tu sei il giornalista! Esclamò con un sorriso abbastanza complesso da contenere un ombra di preoccupazione.

-No, sono qui per prendere qualche appunto, ma non preoccuparti, guarderò solo cosa succederà ai tuoi capelli.- Dopo questa risposta si tranquillizzò.

-Non avevo mai fatto uno shooting con uno scrittore che racconta quello che succede, ripetè la ragazza castana a sé stessa, mentre lo shampoo cadeva a spirali nel lavandino spinto da Maddalena con uno sguardo soddisfatto. E in un momento, da quando l’hair-stylist le disse di seguirla non ebbi più modo di parlarle.

Tra schiuma, silenzi e mani esperte, il racconto di come nasce un’acconciatura in salone

La piazzarono senza se e senza ma su una poltrona. Mi inginocchiai accanto a lei a un metro di distanza cercando di notare tutti i passaggi per comporre l’acconciatura. Vedere quei capelli (scusate il termine: Vergini; senza ancora aver subito l’estro creativo) era per me una scommessa di immaginazione.

Le fecero chinare la testa e come il fogliame autunnale, partendo dal collo, si creò una chioma rotonda verso il basso, e con un phon e un diffusore (quell’arnese con le punte che si attacca all’asciugacapelli come un silenziatore di una pistola) gettava aria fredda, nei capelli. Interpellai Moris, mi spiegò che il capello ha bisogno di un asciugatura progressiva. Soprattutto quello riccio. E mano a mano che il calore che le faceva gonfiare i capelli aumentava, e mentre il direttore mi dedicava risposte secche, come se sopportasse a malapena il mio disturbo, scambiava sguardi accondiscendenti verso le sue collaboratrici.

-Come fare a scegliere il taglio perfetto per capelli ricci o crespi?- Mi chiese, pretendendo una risposta che sapeva non potevo offrire. Continuai a fissarlo. -Se valorizzi la naturalezza del capello. Non si può sbagliare. Bisogna però considerare il viso della ragazza. Per questo faremo una frangia.E in quel momento capii che nulla, in quel salone, era lasciato al caso.