Il salone, nella sua stanza principale era in fermento.
L’acconciatura per la prima modella bionda con i capelli corti era stata scelta, convalidata, firmata e controfirmata.
Le due Hair-stylist avevano deciso di operare per una posa aggressiva, valorizzando quel biondo badge freddo o almeno, percepivo questo. Parlavano di Mullet e io non riuscivo a pensare ad altro che a Mel Gibson in Arma Letale e non avevo la minima idea di come potessero mettere quei capelli su una ragazza con un collo e un viso così allungato e dolce. Quello che non sapevo era che ogni taglio apparteneva a una categoria e che all’interno di questa, le possibilità erano così grandi da creare tagli completamente diversi.
La luce nella stanza era striata dai lampi e i flash colpivano il telo bianco e un manichino come cavia per le inquadrature. Quanto alla modella che osservavo, con i capelli corti e una farfalla sul collo che la rendeva ancora più leggiadra, per la maggior parte del tempo rimase silenziosa.
Ascoltava le professioniste più spesso di quanto non parlasse.
Non mi servì chiedere al direttore del salone dettagli su quello che si stava realizzando: un volto quadrato e pulito con una frangia esuberante che sembrava spingersi fuori dal resto dei capelli.
Il richiamo della parte posteriore, con quel famoso mullet che legava l’acconciatura con uniformità.
